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Pochi giorni prima Diawara si era esibita alla cerimonia dei Grammy a Los Angeles. La cantante, pur nominata, non è riuscita ad aggiudicarsi un premio, ma nel suo post su Facebook ha scritto che questa volta non era andata, ma che – inshallah – la prossima volta un Grammy se lo sarebbe portato a casa.
La fiducia in se stessa non manca certo alla trentasettenne icona della musica africana. E nel suo mestiere ne serve anche più del necessario. Dotata di una voce che spazia dal contralto fumoso a un soprano chiaro e luminoso, nei suoi concerti si accompagna da sola alla chitarra elettrica. Uno strumento che sui palcoscenici di tutto il mondo è ancora oggi suonato prevalentemente da uomini.
Con i suoi quattro musicisti, Yacouba Kone alla chitarra, Sekou Bah al basso, Jean Baptiste Gbadoe alla batteria e Arecio Smith alle tastiere, ha offerto uno spettacolo in cui, sul piano musicale, le sue radici africane si fondono con la tradizione rock, pop e folk occidentale. Alcune spiegazioni dei testi, che Fatou – come la chiamano gli amici – ha offerto al pubblico in inglese, sono state accolte con gratitudine, dato che nelle sue canzoni la cantante usa la sua lingua madre, il bambara. Il diritto all’istruzione, ad andare a scuola, il diritto a una vita felice vi trovano spazio tanto quanto le tradizioni culturali africane. «Il cibo, la musica, le feste ne fanno parte. E anche strumenti musicali vecchi di molti secoli. Di questo possiamo essere orgogliosi!»: così Diawara rafforza anche l’autostima dei suoi stessi connazionali e cerca al tempo stesso, nei suoi concerti, di presentare l’Africa sotto una luce diversa da quella dei soli titoli dell’orrore.
Accanto a ballate rock dal ritmo trascinante, sono state soprattutto le sue esibizioni in solo, con la voce e il proprio accompagnamento alla chitarra, a incantare il pubblico. Qui le è riuscita particolarmente bene la fusione tra i canoni formali della tradizione musicale africana e un’interpretazione personale, lirica e rock al tempo stesso. Vedere quanto si immerga nei suoi assoli di chitarra e come la soddisfazione e una gioia profondamente sentita le si riflettano sul volto è stato semplicemente incantevole.
Il suo abito di scena – una variante dal taglio moderno delle tradizionali vesti africane – fa parte del suo marchio di fabbrica tanto quanto i suoi dreadlocks ornati di conchiglie. Anche in questo si esprime lo sconfinamento di questa artista che, con il suo nuovo album «Fenfo», di cui si sono ascoltati alcuni brani, entusiasma il pubblico di tutto il mondo.
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Pubblicato su European Cultural News (ISSN 2308-085X) il 18 febbraio 2019
https://european-cultural-news.com/it/africa-meets-rock-and-pop/59650/

